Spettacolo

I rapper emergenti di Roma vengono al Seneca: ecco l’intervista!

In questa edizione di autogestione del liceo Seneca si sono tenuti numerosi corsi a tema musicale, tra dibattiti e lezioni di chitarra, ma non solo. Tra gli esterni, sono stati invitati anche due ragazzi che vogliono provare a diventare qualcuno nel difficile mondo del rap.

Mercoledì 17 gennaio hanno portato la loro musica tra i banchi di scuola e hanno coinvolto ed entusiasmato tutti i presenti, compresi noi di Nothus che, curiosi, abbiamo deciso di intervistarli per permettere a tutta la scuola di conoscere meglio questi giovani cantanti.

Giovanni Meloni, in arte Ozymandias e Guido, in arte Il Tre si sono presentati, tra una battuta e una gara di freestyle, e hanno cantato alcuni brani rap scritti da loro, tra cui citiamo due titoli: Kawasaki e Vivere da morto.

Spiegate il perché dei vostri nomi d’arte.

O: Mi chiamo Ozymandias perché era il soprannome del faraone d’Egitto, Ramses II; è un nome che mi trasmette l’idea di “grandezza”.

3: Ho scelto questo nome, Il Tre, perché il numero tre è sempre stato un numero ricorrente, in tutta la mia vita; in famiglia siamo in tre e per me la cosa più importante è l’appoggio della famiglia.

Come vi siete avvicinati al rap?

O: Avevo 14 anni, un mio amico mi scrive “abbiamo un microfono, registriamo” e ci siamo visti senza sapere bene cosa sarebbe uscito fuori. Dopo le registrazioni mi guarda e mi dice “Oh, spacca, zì”; stessa frase che dissero i miei amici quando feci un freestyle in vacanza al campeggio. Allora ho comprato un microfono e ho fatto un intero mixtape nella soffitta del mio migliore amico; faceva schifo perché era registrato male e senza insonorizzazione, ma poi sono andato al Bunker Studio che è un grande studio fondato dal beatmaker 3D, ho iniziato a fare qualche pezzo e il mio primo video. È andato tutto bene e da quel momento è stato tutto in salita.

3: Io stavo a scuola, mi annoiavo, così ho iniziato a fare delle rime sui miei compagni di classe che mi hanno detto “guarda che sei forte”; un mio amico che faceva rap in questa scuola mi chiama e mi chiede di fare un pezzo insieme, poi lui ha smesso ma io ho deciso di continuare. È andata bene, così sono andato ai primi contest di rap ed è iniziata la mia carriera.

Nel mondo degli artisti emergenti, soprattutto nel campo del rap, come ti giri c’è qualcuno che scrive brani. Com’è starci dentro e cercare di ‘spaccare’ in mezzo a tanta gente?

O: È molto difficile perché è un genere che vogliono fare in tanti e basta poco per diventare famosi, basta fare un po’ di trap e parlare di soldi. Però noi facciamo la nostra musica, portiamo la nostra arte e la gente ci adora e ci fa i complimenti, viene ai concerti e ci abbraccia. Siamo molto contenti di questa cosa; riuscire ad emergere tra gli emergenti è un lavoro faticoso ma non impossibile. Noi non lo facciamo solo per avere il successo del momento, ci piace davvero e per questo abbiamo qualità.

3: In tutta Italia, non solo a Roma, ci sono tante persone che vogliono ‘svoltare’ con il rap, e sono quasi tutti cantanti emergenti. Però c’è chi lo fa in un modo e chi in un altro; io penso che se tu scegli una via un po’ più originale, ti fai notare rispetto alla massa. Altrimenti la gente non mi ascolterebbe se fossi uguale a qualcun altro, quindi io cerco di fare una cosa totalmente differente. E poi i numeri sono quelli che parlano, perché al giorno d’oggi sono quelli che contano e quindi, quanta gente viene ai tuoi concerti. Parleranno i numeri quando sarò arrivato in alto.

O: Sì, ma dipende anche come li fai questi numeri, se sono veri o finti; dipende da chi ti segue, c’è chi lo fa solo perché sei l’amico di qualcuno o perché hai tanti contatti; allora in quel caso non sei nessuno. Se ti seguono perché piace veramente quello che fai allora è diverso, ed è quello che facciamo noi; cerchiamo di creare un nostro stile personale, senza copiare nessuno.

Ma con quale coraggio avete deciso di affacciarvi in questo mondo così difficile?

O: Quando ho iniziato neanche ci pensavo, poi ho visto che le views aumentavano e ho capito che dovevo fare sul serio. Cosa che ancora non sto facendo; so che dovrei impegnarmi ancora di più, con più soldi e professionalità. Ma voglio andare piano.

3: Quando ho iniziato a fare rap, tutti mi dicevano che non ce l’avrei mai fatta, che sarebbe stato troppo difficile. Io non ho dato ascolto a nessuno e mi ci sono buttato lo stesso, “se deve andare, va”, pensavo. Ho pubblicato i primi pezzi, la gente ha iniziato ad apprezzarmi, i numeri crescevano, e ho capito di aver preso la scelta giusta. Alla fine anche i miei amici mi hanno incoraggiato. Ho fatto i contest a Milano e a Piacenza, lì sento di aver vinto. Ci ho creduto. Adesso ancora non sono così famoso, però ho una base di partenza su cui posso contare. Anche perché solo questo so e voglio fare nella vita.

Un artista che vi piace e soprattutto a cui vi ispirate per scrivere. 

O: Sicuramente entrambi possiamo citare Gemitaiz, Madman e tutti i grandi rapper che ci sono stati fino ad ora. Si potrebbe dire che assomiglio a Gemitaiz per la metrica, il flow, la velocità; ed è normale, dal momento che sento di essere cresciuto con lui ed è stato proprio grazie a lui se mi sono appassionato al rap. Però adesso sto cercando di essere più innovativo, più creativo; so anche suonare, e voglio produrre qualcosa che sia solo mio, per non assomigliare a nessun altro. Però ovviamente, Gemitaiz è quello a cui mi ispiro.

3: Il primo pezzo che ho sentito era di Gemitaiz, mi è piaciuto ed è venuta anche a me voglia di provarci. Quindi è normale che io metta un po’ di lui nei miei pezzi, anche involontariamente. Quando faccio un pezzo non voglio copiarlo, ma sicuramente ho ripreso qualcosa dal suo stile, penso sia normale.

Parlateci dei vostri progetti futuri.

3: Io sto lavorando a un disco da settembre dell’anno scorso (dove ho fatto diverse collaborazioni, compreso Ozymandias), che uscirà a breve, insieme al merchandising. Usciranno anche alcuni video su youtube, tutti di qualità più elevata. Più vai avanti, più bisogna alzare la qualità. Io penso che se tu hai un progetto che va a salire, ma i numeri decrescono allora è inutile; ogni cosa che fai deve avere evoluzione e coerenza.

O: Ho fatto uscire un mixtape ad ottobre che è andato molto bene, con otto brani tutti prodotti da me. Quindi, il prossimo lavoro sarà sicuramente un disco con tutte basi prodotte, mie o di qualche beatmaker. E poi sicuramente tanti altri video; oggi senza i video non vai da nessuna parte, bisogna fare sempre un video ogni due mesi, altrimenti le persone si dimenticano di te. Devi sempre essere costante, se sparisci per un po’ di tempo è la fine. 3D mi ha preparato un beat e io voglio fare un video come si deve, con una buona telecamera, un buon montaggio e una buona regia. È un investimento importante che progetto in futuro.

Quanto tempo vi occupa dedicarvi alla vostra musica?

O: Io dedico quasi tutta la mia vita al rap, quindi mi occupa davvero tanto tempo.

3: Io non faccio beat né suono, scrivo solo; ma posso anche arrivare a scrivere due pezzi al giorno. Ho perso due anni scolastici anche per questo, mi dedicavo esclusivamente al rap. Se non ti ci applichi non avrai mai i risultati che cerchi.

Le vostre famiglie vi hanno sempre sostenuto in quest’attività?

O: A me sì. Molti possono avere una considerazione negativa nei confronti dei rapper, però i miei genitori vedono che sto andando bene, che mi ci sto impegnando e sto studiando la musica. Dopo il liceo voglio andare a studiare mixaggio e produzione musicale, non ho intenzione di perdermi e prendere strade sbagliate, rischiando di buttare la mia vita. E loro lo sanno. Mio padre non ha mai preteso che io facessi lavori come il dottore o l’avvocato.

3: All’inizio i miei genitori non erano molto felici della mia scelta, credevano nel solito luogo comune che vede i rapper tutti drogati, falliti e buoni a nulla. Speravano che fosse solo una cosa passeggera. Poi, hanno visto che io dedicavo tempo, cuore, anima e sudore in quello che facevo, che ci credevo veramente; quando andavo a suonare vedevano che ero contento. Hanno visto anche i risultati e alla fine hanno approvato ogni scelta che ho fatto. Però non è stato facile: ho detto ad entrambi che avrei lasciato scuola per fare il disco e mio padre è andato via di casa. Capisco che sentirsi dire una cosa del genere dal proprio figlio è difficile da accettare. Mi ha detto “tu non sei più mio figlio”; lo diceva per cercare di farmi tornare sulla strada che lui considerava giusta, ma peggiorava solo la situazione. Io gli ho fatto capire che non avrei cambiato idea, quindi abbiamo cercato un compromesso e si è sistemato tutto. Adesso c’è un bel rapporto tra di noi: mi fa i complimenti quando vede che ho fatto tante visualizzazioni su un video. Mia madre invece è stata più tranquilla fin da subito, mi aveva capito.

Non è facile scrivere testi musicali. Voi cosa fate quando dovete scrivere un brano?

O: La cosa difficile è cercare di esprimere al meglio ciò che hai in testa e al tempo stesso adattare le tue parole ad una bella metrica. Non basta scrivere parole a caso, purché siano in rima. Il valore di una canzone si vede quando il testo ha un vero significato e la metrica è perfetta.

3: Io mi siedo e scrivo quello che mi passa in mente in quell’istante. Non so mai di cosa parlerò fino a quando non decido di iniziare a scrivere, non ho mai un’idea premeditata. Principalmente scrivo di quello che mi accade, la mia vita.

Scrivete prima i testi o create prima la base?

O: Non puoi scrivere un testo e poi scegliere la base. Lo puoi fare se magari hai sia testo che base molto semplici, ma di solito devi sempre attenerti ai bpm, cioè ai battiti per minuto, della musica; è fondamentale per la metrica. Devi sempre prima scegliere la base, che è anche la parte più lunga e difficile del fare un brano, per questo io preferisco produrmele da solo piuttosto che sceglierle su youtube.

Cos’è per voi il rap?

3: Se mi sveglio la mattina e mi sento giù, se c’è un giorno in cui tutto va male, so che almeno c’è il rap, che almeno posso rifugiarmi nella mia musica. Vado in studio, metto la base e le casse ad alto volume e mi rilasso, sento di poter respirare veramente. Ho cominciato, infatti, proprio per questo motivo, stavo male a causa di una ragazza, non sapevo che fare e mi sono messo a scrivere. Mi ha aiutato tanto, senza il rap non ce l’avrei mai fatta ad andare avanti.

O: Io faccio musica da quando sono piccolo. Secondo me la musica è un modo per trasmettere un’emozione; quando suono la chitarra, a seconda delle note che faccio trasmetto un determinato sentimento. Ho capito che un genere come il pop, pur trasmettendo comunque emozioni, rimane qualcosa di aleatorio; invece chi fa rap è diretto, dice le cose come stanno, senza giri di parole o metafore, tanto utilizzate dai cantanti pop. Se tu vuoi esprimere un concetto, lo fai senza girarci troppo intorno, altrimenti ognuno può capire una cosa diversa. Oltre al fatto che fare musica mi fa stare bene, mi piace far sapere a chi mi ascolta ciò che penso e con il rap posso farlo.

Copertina: Instagram

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