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JUDO: CONTROLLO, EQUILIBRIO E FREDDEZZA. INTERVISTA AD ALESSANDRO MONTELEONE

Intervista ad Alessandro Monteleone

1. Che cos’è il Judo?

Il Judo è un’arte marziale giapponese derivante dal jujitsu (arte bellica utilizzata dall’esercito nipponico) in cui sono state limitate le tecniche per uccidere, rendendolo uno sport da combattimento. Esso consiste nel combattimento corpo a corpo e comprende tecniche per portare a terra l’avversario, controllarlo ed immobilizzarlo; inoltre sono eseguibili leve e strangolamenti.

2. Qual è il suo regolamento? E come si assegnano i punti?

Il regolamento cambia molto spesso, ma possiamo affermare che esistono due tipi di punti assegnabili: il quarto di punto (Waza-Ari) ed il punto pieno (Ippon) che similarmente al K.O. pugilistico conclude il match; sono assegnati a seconda di come viene svolta la tecnica. Inizialmente il quarto di punto poteva essere sommato per formare un punto completo, ora invece viene considerato il numero massimo che un judoka possiede: ad esempio se io posseggo 4 quarti di punto ed il mio avversario ne possiede 3 a fine incontro avrò vinto io. In caso di pareggio si procede l’incontro fino a quando uno dei due atleti non riesce ad ottenere un punto. Per quel che riguarda le sanzioni si possono commettere tre infrazioni, alla terza si è squalificati; le sanzioni più gettonate sono: quando non si attacca o si impedisce all’avversario di attaccare, quando si fuoriesce dal quadrato d’azione del Tatami e quando si commettono prese non valide o si colpisce l’avversario in viso. La presa consiste nell’afferrare il bavero o la manica del judogi; non si può afferrare contemporaneamente con entrambe le mani o solo il bavero o solo la manica, oppure afferrare bavero e manica destra o bavero e manica sinistra, si deve afferrare il bavero destro e la manica sinistra o viceversa. La sanzione definitiva, equivalente al cartellino rosso, è data se si commette una presa al disotto della cintura. Il combattimento è diviso in due fasi. In piedi ed a terra. Se durante il combattimento dopo una proiezione non viene assegnato direttamente punto pieni si continua al suolo, attuando tecniche come l’immobilizzazione o lo strangolamento. Il punto dell’immobilizzazione varia a seconda del tempo: a 10 secondi si da un quarto di punto, a 20 secondi punto pieno; lo strangolamento invece si conclude nel momento in cui l’avversario si arrende battendo sul corpo dell’atleta concedendoti la vittoria. I punti, come detto, sono assegnati in base all’esecuzione, si guarda il controllo e la forza; il punto non valido si riscontra quando un avversario cade di pancia, deve cadere per forza di schiena o fianco.

3. Come e dove si svolge un incontro?

L’incontro si svolge in quattro minuti in presenza di un arbitro che assegna punti e sanzioni; l’arbitro annuncia anche alcuni avvenimenti che stanno accadendo come ad esempio quando si subisce un’immobilizzazione o ci si libera, inoltre decide quando fermare il combattimento in una fase di stallo per far ripartire tutto. I giudici rappresentano una commissione, ma intervengono unicamente in caso di punti dubbi. Il combattimento si svolge nel Dojo, su un Tatami ed all’interno di un’area delimitata da un quadrato. Nell’incontro vi è la fase di presentazione dove i judoka vengono chiamanti sul Tatami e per differenziarsi soprattutto nelle fasi più concitate del match indossano rispettivamente una cintura rossa ed una bianca. Dopo questa fase si passa ai saluti: si saluta salendo sul Tatami, si saluta entrando nel quadrato di combattimento, ci si posiziona a due metri dall’avversario ci si saluta e si inizia. Alla fine del match si ripete il saluto questa volta a ritroso.

4. Allenamento e dieta quanto sono importanti per un judoka?

L’allenamento è fondamentale, io mi alleno tutti i giorni un’ora ed il buon allenamento si nota, soprattutto la pratica con persone del tuo peso che permette di affinare le tecniche; la dieta è importante per un judoka in quanto deve sempre mantenere la propria categoria di peso e mantenersi in bilico così da affrontare avversari più leggeri. L’alimentazione corretta e seguita è parte integrante di un judoka in piena attività agonistica.

5. Come si definisce il grado di un Judoka?

Durante le gare si è divisi per peso ed età, ma il grado specifico del Judoka è dato dalla cintura.

Le cinture si dividono in: bianca che rappresenta il grado inferiore, la gialla, l’arancione, la verde, la blu, la marrone e la nera; vi sono poi o Dan che rappresentano la padronanza dell’arte, sono 12 ma è possibile arrivare fino al decimo grado.

6. Da quanto pratichi judo? E c’è un motivo dietro questa scelta?

Pratico judo da ormai 10 anni ed iniziato perché non potevo più continuare piscina a causa di un’otite, così ho seguito mio zio che faceva arti marziali ed ho iniziato a praticare judo, mi piacque ed ora continuo con la stessa passione, un colpo di fulmine direi.

7. Come molte arti marziali il judo ha una sua filosofia, qual è? E quanto la senti parte della tua persona?

La filosofia del Judo si racchiude nel suo stesso nome che sta a significare “Via della Cedevolezza”, ovvero il miglior utilizzo dell’energia. Il principio del Judo è sfruttare l’energia del tuo avversario contro egli stesso; non importa quanto sia grosso l’avversario, se si sfrutta la sua forza si può vincere. Un’altra parentesi della filosofia del judo è “noi e gli altri insieme per progredire” ovvero un apprendimento ed una crescita data dall’aiuto reciproco; ne è esemplificativo il fatto che il 12° dan assegnato a Jigoro Kano è rappresentato dal colore bianco ed oro della cintura a simboleggiare come ci sia un circolo tra le cinture, alludendo a come anche il novizio possa insegnare qualcosa al maestro. Io adoro questa filosofia perché il fatto che non dipenda tutto dalla forza, ma anche e soprattutto dalla destrezza, l’equilibrio ed i movimenti mi esalta e stimola sempre a migliorarmi.

8. Qual è l’incontro che ricordi con più emozione?

L’incontro che ricordo con più emozione è quello che mi ha permesso di vincere la medaglia d’oro. Noto che il mio avversario si trova in una posizione favorevole per una certa tecnica, una tecnica di sacrificio che potrebbe costarmi l’incontro, ma tento comunque; cerco di proiettarlo senza riuscirci, ma in quello stesso momento riesco ad intrappolarlo tra le mie gambe, lo prendo per il bavero del judogi ed inizio uno strangolamento; alla fine il mio avversario si arrende ed io riesco ad ottenere la vittoria, sofferta ma stupenda.

9. In uno sport individualista come il judo dove ogni mossa deve essere misurata, è importante il supporto del pubblico oppure è preferibile uno stato di quiete?

Effettivamente durante un incontro ti estranei da tutto quindi sia la quiete che il tifo non risultano variabili fondamentali al fine della buona o cattiva riuscita della performance di gara, però a conti fatti la spinta del pubblico ti da una scossa che a volte sa tirate fuori il meglio di te; quindi considerando la concentrazione del match per quel che mi riguarda il tifo è preferibile alla quiete.

10. A quale tipologia di persona consiglieresti il Judo?

Lo consiglierei ad una persona di mente aperta perché il judo esce dagli stilemi classici del combattimento di calci e pugni ed a persone che si considerano deboli poiché, come detto la caratteristica principale per la buona riuscita della tecnica è data dalla destrezza ed il controllo. Il judo fa maturare dal punto di vista dell’autostima, perché non vincola unicamente alla forza e permette sempre di migliorarsi. Insegna il rispetto per il prossimo, offre una buona preparazione atletica, soprattutto per quel che riguarda la coordinazione dei movimenti; il judo non è soltanto gare, ma anche insegnamento e crescita. Lo consiglierei inoltre per l’apprensione di tecniche di difesa personale oppure come allenamento per altri sport grazie alla stabilità fisica che si apprende e la preparazione bilanciata di ogni parte del corpo. Un altro aspetto molto importante per il quale mi sentirei di consigliare il Judo come sport è che questo sport insegna come cadere; saper cadere è fondamentale per la vita di tutti i giorni, può far in modo che durante una caduta accidentale i danni subiti siano fortemente limitati tramite semplici accortezze come la dissipazione dell’energia cinetica o l’appoggiare il mento sul petto per salvaguardare il cranio.

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