Cronaca

PEER EDUCATION: il progetto

Girando per i corridoi del nostro liceo vi sarà quasi sicuramente capitato di imbattervi in scatole con un piccolo foglio esplicativo che chiedeva la partecipazione degli studenti: si tratta di una piccola parte del progetto di Peer Education portato avanti quest’anno.

 

IL PROGETTO

Quest’iniziativa parte nella seconda metà dello scorso anno, quando le psicologhe responsabili hanno selezionato i ragazzi che avrebbero fatto poi da Peer Conselors attraverso dei “percorsi di integrazione”. A partire da quest’anno, i ragazzi delle seconde che sono entrati a far parte del progetto hanno partecipato a degli incontri di formazione, nei quali hanno discusso tra di loro e assieme alla psicologhe su varie strategie da adottare con i loro “pari”, mirate a migliorare in generale il clima scolastico. Dopo le varie riunioni tra Peers, toccherà ai ragazzi tenere degli incontri nelle classi del biennio, nei quali si promuoverà una partecipazione attiva degli studenti e delle attività tra pari finalizzate a risolvere gli eventuali problemi della classe, promuovendo una vita scolastica più serena ed un modo nuovo di guardare in faccia l’adolescenza.

 

PAROLA AI PROTAGONISTI

Noi di Nothus abbiamo intervistato tre Peers partecipanti al progetto, (Gabriel Amadei, Aurora Kola e Alessandra Arciaga) per capire meglio di cosa si tratta e soprattutto come sta andando avanti questa importante iniziativa.

prima di tutto: chi siete e cosa fate?

Siamo il gruppo del Peer Education, siamo dei ragazzi che hanno scelto di frequentare questo corso proposto dalla scuola. Sono venute da noi delle psicologhe ad insegnarci e farci capire cosa dobbiamo dire agli altri ragazzi, per prepararci agli incontri con i nostri “pari”.

qual è lo scopo del progetto?

Il nostro scopo è quello di intervenire nelle classi e “sopprimere” le varie problematiche, cercando di creare un miglior gruppo classe.

avete già riscontrato degli esiti positivi o negativi?

Per quanto riguarda gli aspetti positivi abbiamo notato con piacere che i ragazzi di primo sono molto interessati a questa cosa, e tra le classi che hanno partecipato alla nostra “scatola” la maggioranza apparteneva proprio alle classi prime. È stato il contrario per i ragazzi di secondo, perché probabilmente avendo la nostra stessa età non prendevano sul serio quello di cui noi stavamo parlando, magari si aprivano e parlavano dei loro problemi ma alla fine di tutto non si arrivava ad una soluzione.

come sta procedendo il progetto?

Procede piuttosto bene, continuiamo ad incontrarci con le psicologhe ed abbiamo in programma di fare altri interventi nelle classi in futuro, in quanto per ora ne abbiamo fatto solamente uno.

– cosa vi ha spinti a partecipare a questo progetto?

Innanzitutto secondo noi, questa è un’esperienza che tutti dovrebbero fare. Abbiamo preso parte al progetto soprattutto perché vogliamo aiutare la nostra classe e anche tutte le altre del biennio.

– com’è stato lavorare con un gruppo di compagni che conoscevate prima?

Inizialmente c’era, ovviamente, dell’imbarazzo. Poche persone si facevano avanti e parlavano, ma adesso abbiamo cominciato a conoscerci quindi il gruppo va benissimo.

– cosa pensate di aver imparato da questa esperienza?

Abbiamo imparato soprattutto che bisogna ascoltare le persone, e che avere il coraggio per affrontare determinate situazioni scolastiche è importante, come è importante il sostegno.

– quali sono state le problematiche più frequenti nelle classi?

Sicuramente il problema più diffuso riguarda il rapporto dello studente con l’insegnante: molti ragazzi si sentono giudicati o pensano di non meritare il voto che prendono, parlando di preferenze o pregiudizi. Un altro problema riguarda i conflitti interni tra i ragazzi.

– infine, come pensate che la scuola e i ragazzi abbiano accolto questo progetto?

Come già detto prima, i ragazzi del primo hanno accolto con entusiasmo il progetto e pensiamo che sia servito molto agli studenti, mentre per quanto riguarda le classi seconde ciò è stato molto sottovalutato.

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