Inchiesta

INCHIESTA MAROI, LA POLEMICA E LA QUESTIONE IDEOLOGICA

 

LA TARDIVA COMUNICAZIONE DEGLI ISCRITTI È UN SASSOLINO NELLA SCARPA

Tra i vari colori, molti sono i grigi e molte sono le tonalità non ben chiare, a volte distorte; molte se ne sono dette e molte sono state le questioni tirate in ballo, si alza il polverone. Il resoconto degli open day era chiaro: Ottimi numeri, molti studenti vogliono iscriversi alla nostra scuola, molti ragazzi hanno scelto il Seneca per il  proprio futuro scolastico, ma molti di loro non potranno entrarvi. Prima di quel giorno, il numero esatto era noto solo alla preside e alla segreteria che ha il compito di registrare le iscrizioni, di conseguenza i dati non erano stati divulgati. Su questo fatto, le polemiche e le così dette “voci e di corridoio” erano spaccate su due fronti; considerato da un lato come una normale questione di prassi, dall’altro, era stato considerato, da alcuni, “ambiguo”, come riporta un docente anonimo

Le iscrizioni erano arrivate a scuola già dal 16/01, ma non è stato possibile avere dalla segreteria, su indicazione della dirigenza,  alcuna informazione sui numeri sino al Consiglio d’istituto, che si è svolto il giorno 8/2. I docenti componenti del Consiglio erano sprovvisti di qualsiasi notizia su quanti alunni si fossero iscritti in ciascun indirizzo, come si evidenzia dal verbale dello stesso, in cui la prof.ssa Cancilla, dopo avere saputo il numero esorbitante di iscritti, ha chiesto di aggiornare la seduta per potere informare tutti i colleghi prima di deliberare su qualsiasi proposta.”

Secondo questa tesi, nessuno si sarebbe potuto preparare alla situazione che la preside avrebbe poi presentato quel giorno in consiglio.

Ma di quale situazione stiamo parlando? La sezione classica del Seneca ha ricevuto un totale di iscritti, numeri ben più alti dei precedenti anni e superiori alle consuete due sezioni concesse all’istituto di via Maroi (A e B), di conseguenza si sono andati a creare i presupposti per un nuovo ampliamento che segue quello già apportato lo scorso anno con l’introduzione della 1C. Si andrebbe in questo modo a proseguire un percorso di crescita del classico già cominciata nello scorso anno scolastico, se non fosse per la mancanza fisica di aule per introdurre questa nuova classe.

 

IL LICEO CLASSICO È IN FIN DI VITA

Era il lontanissimo 1859 quando con la legge Casati veniva istituito il Liceo classico nell’antico Regno di Sardegna, che con l’Unità divenne poi il modello scolastico esteso in tutta la nazione. Questo antiquato blocco di granito sarà poi smussato e levigato da riforme varie fino a trasformarlo in un perfetto Michelangelo, che si sta ora sgretolando sotto il peso della sua stessa imponenza. Attualmente infatti sono 784 i licei classici sul suolo nazionale, penultimi come quantità in una classifica dominata dai 1881 Istituti Tecnico Tecnologici e dai 1809 Istituti Tecnico Economico; numeri che si abbassano sempre di più e che allontanano l’Italia dal quel suo patrimonio scolastico che ne ha fondato le radici. Perché è di questo che stiamo parlando; il liceo classico insegna le materie umanistiche che sono state il fulcro della nostra penisola, che sia un Ode di Orazio, un Canto di Dante o una poesia di Ungaretti  questa scuola ci istruisce su ciò che ha fatto grande l’Italia e l’ha resa celebre nel mondo, su ciò che regola l’identità del popolo italiano.

Noi abbiamo la fortuna di vivere in una delle città con più scuole e centri di educazione a livello globale, nonché la città italiana con più licei classici, 65. Questo però non mette fine ai problemi, poiché la stragrande maggioranza di questi licei si colloca nella zone centrale della Capitale, ed alcuni di essi (come il nostro Seneca) sono composti di al massimo da un paio di sezioni, inadatte ad ospitare un quantitativo di studenti sostanzioso. Roma è grande, lo sappiamo tutti. Alcuni distretti arrivano a toccare le dimensioni di una media città, e  purtroppo l’urbanistica non ha tenuto conto di questo piccolo dettaglio tendendo a raffigurare Roma nella sua totalità. Prendiamo un distretto come il nostro ad esempio, uno dei più grandi della città, che ha solamente un liceo classico, le due sezioni del nostro Seneca. Questo fattore, oltre che essere inaccettabile, è anche insufficiente a gestire le richieste di iscrizione degli studenti, che per ragion di cose dovranno essere riposizionati in altri licei in zone centrali. Un fattore simile  provocherebbe un totale cambiamento nel futuro del ragazzo o della ragazza, che avrà amici lontanissimi dalla sua zona di residenza e che impiegherà non meno di un’ora/ un’ora e mezza per tornare a casa con i mezzi; molte persone sanno di cosa sto parlando. È questo uno dei temi principali che ha fatto vibrare le corde tesissime del consiglio d’istituto, provocando rumori discordanti; il Seneca, potenziando il classico, avrebbe potuto offrire un servizio al territorio. Licei scientifici, linguistici e psicopedagogici sono già presenti nel distretto, e in numero maggiore.

La normativa in vigore che sancisce i criteri di precedenza tra i vari iscritti ad una scuola afferma che bisogna dare priorità a coloro che abitano nel cerchio di diametro 10km  con centro la scuola,  ovvero un criterio “Chi abita più vicino entra”, rendendo automaticamente (in caso di esaurimento posti) gli studenti che abitano fuori dalla città studenti di serie b. Neanche la scelta di evitare licei del centro e studiare in altri di periferia è più possibile, poiché i licei classici stanno sviluppano un processo di urbanizzazione centrista che lascia scoperte province o intere regioni:  il Molise ha 6 licei classici, la Valle d’Aosta uno solo. Ci sono famiglie che, anche volendo, sono impossibilitate a mandare il proprio figlio al classico poiché il più vicino dista  50 se non 100km.

Qui sorge inevitabilmente una questione, come si è arrivati a questo punto? Stiamo davvero assistendo ad un inesorabile e lento cammino di morte del  liceo classico? La risposta potrebbe essere “dipende”. Dipende da come l’Italia riuscirà a trasformare questo liceo, a spazzare via l’idea di incompatibilità con la realtà moderna che aleggia tra i pensieri degli studenti di terza media alle prese con la propria scelta e a riformarlo eliminando alcune tipologie di insegnamento che andrebbero settorializzate a livello universitario per preservarne l’integrità e la loro sopravvivenza all’interno del panorama culturale italiano.

Ogni cittadino dovrebbe aver diritto ad una scelta, a scegliere verso quale indirizzo optare per la propria carriera  scolastica a prescindere dal suo luogo di residenza, eliminando quel “peccato originale” che è tutt’oggi il vivere in determinate zone della penisola, le quali non hanno le stesse possibilità di coloro che risiedono in centro.

 

 

Damiano Tomassetti, Miriam Ferretti

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